Quando l’ho letta sono rimasto esterrefatto.
Ho pensato: Claudio non può avere detto una fesseria del genere.
Poi però, purtroppo, ne ho avuto la conferma leggendo tutta l’intervista che hai rilasciato.
Allora mi sono chiesto: ma cosa gli sarà successo?
Dico a te, Bisio! Cosa ti è successo?
Il successo ti ha dato alla testa o alla testa è successo qualcosa?
Anche considerando il vezzo (molto in voga tra le star) di cercare di essere eccentrici a tutti i costi e di voler apparire anticonformisti per dare di se l’immagine dell’originalone o della voce “fuori dal coro”, non avallare un fatto evidente, per me, è solo chiudere gli occhi davanti a un’”oggettività” e comunque, riconoscere ciò che anche altri hanno riconosciuto non farebbe certo di te un pecorone.
Anzi, a volte, proprio il fatto di volersi distinguere rischia – e così è - di fare di te una voce fuori dal coro non già perché sei geniale, acuto o profondo, ma perché sei stonato.
Un po’ come quando canti con Vanessa e ti atteggi (vanesio!) a “Frank Sinatra del quartierino”.
La censura non esiste…dai! Vallo a raccontare a Indro Montanelli, a Enzo Biagi, a Michele Santoro, a Daniele Luttazzi, a Sabina Guzzanti, a Beppe Grillo, a Marco Travaglio o a Loris Mazzetti…va bene essere un buontempone, ma esci ogni tanto dall’ameno mondo di Zelig! La realtà è un’altra cosa e mi sembra che tu l’abbia persa di vista.
Mi vien da dire come ai vecchi tempi: Bisio! Non essere frivolo!
Che fine ha fatto nei tuoi pensieri l’editto Bulgaro?
Ma senza andare alla preistoria: cosa ne pensi dell’attuale gestione del TG1?
A onor del vero, per la precisione, tu effettivamente parli di censura alla satira, aggiungendo che in termini di controllo, non siamo paragonabili alla Cina…e questo perché? Perché qui da noi – dici - ci sono altri spazi per fare in libertà tutto quello che vogliamo…qui da noi si può sempre fare satira sui giornali, in teatro, con le vignette,,,Bravo! Giusto e sbagliato allo stesso tempo. Giusto perché quello che dici è vero, non arrivano le camicie nere o la Gestapo a chiudere o bruciare le sedi dei giornali (almeno per adesso, fra un po’ vedremo), sbagliato perché non mi pare corretto sostenere che sia la stessa cosa fare satira in TV o farla altrove. Come ben sai – lo diceva il nostro comune maestro Enzo Jannacci – “La television la g’ha una forza de leon (“La televisione ha una forza da leone”, traduco per i non lombardi), la televisione possiede una potenza comunicativa non equiparabile a nessun altro mezzo di informazione.
Sai come la penso nei confronti della forza devastante del mezzo televisivo, è un concetto sul quale abbiamo già dibattuto l’autunno scorso a Rovigo alla “Fiera delle parole” durante un incontro con Gherardo Colombo.
Bisio, sei una persona intelligente – a meno che non mi sia sbagliato nel giudicarti in tutti questi anni, ma non credo - e sai che non puoi sostenere certe tesi impunemente.
Sai che quello che hai detto non può passare inosservato… ma forse l’hai fatto apposta, per il gusto della provocazione (vecchio burlone!), e probabilmente quello che vuoi è alzare un po’ di polverone mediatico che ti veda al centro dell’attenzione. Forse vuoi solo farti pubblicità. Lo capisco… quando uno non trova spazi e non è visibile fa di tutto per farsi notare. (Ah! Ah!, con questa battuta riempio S. Siro)
Io non credo che tu possa pensare questo, lo dici solo per qualche tipo di convenienza a noi sconosciuta.
Sia quel che sia, resta il fatto che la dichiarazione c’è e io voglio prenderti tremendamente sul serio e dirti con franchezza tutto quello che penso di questa tua pessima boutade. .
Intanto la censura, caro Claudio, c’è! Eccome! Ed è un fatto innegabile!
Ho visto personalmente in diretta come agisce il controllo politico sulla RAI, non solo sui TG, ma anche in una trasmissione di infoteinement tendenzialmente satirica come “Glob” dell’amico Bertolino…
Naturalmente a Zelig il problema non si pone.
Zelig è cambiato, è diventato il nulla farcito di niente col vuoto intorno. A parte poche perle (ma non sono certo una novità), come il bravissimo Gioele Dix e l’amico Leonardo Manera, che usate come foglie di fico per mascherare la pochezza generale di quello che proponete, il resto è fuffa.
È ovvio che per Voi la censura non esista, perché per Voi non ce n’è bisogno.
Vi autocensurate, Vi autolimitate, Vi inginocchiate, Vi autofrustate, cercate di apparire come i bravi ragazzi della porta accanto e una volta messi in azione questi filtri autoctoni ciò che resta è appunto…il vuoto.
Un vuoto che fa notorietà e business.
Bada bene che quello che fate è lecito, non ho nulla da ridire.
È solo una questione di scelte e di stile.
D’altronde, nella vita, non è che bisogna dare fastidio a tutti i costi, si può anche essere compiacenti o neutrali. È doveroso osservare però che se si fa così, poi bisogna stare zitti. In nome del pudore, nel segno del buon gusto o semplicemente per buon senso. Non esiste il compiacente rivoluzionario.
Tuttavia tu sostieni le tue tesine per avvalorare la tua credibilità di uomo di sinistra… ma credimi, si è di sinistra nei comportamenti, non a parole, non ti serve come giustificativo il fatto di non avere mai votato per Berlusconi… cosa ti aspetti? I complimenti per il tuo futile e inutile coraggioso gesto? Caro Claudio,purtroppo per te, si può stare dalla parte di Berlusconi anche senza votarlo.
Come?
Semplice, facendo proprio quello che fai tu con l’ausilio dei tuoi compagni di merende; e cioè diffondendo una cultura comica fatta di cazzatelle, barzellette, gnocca e toccate di culo (vere o presunte ma sempre ammiccanti), promuovendo demenze e personaggi senza capo ne coda, confondendo il “comico” con il “ridicolo”, esaltando il concetto del “ ridi per non pensare”, …ma ti rendi conto che alimentare e sostenere costantemente questo tipo di atteggiamento mentale vale molto di più del voto che non dai a Berlusconi?
Siamo passati dal “punirne uno per educarne cento” al “diseducarne cento per arricchirne uno”. Complimenti.
E poi il mondo e la vita non sono fatti a scompartimenti stagni. Non può esistere un “dentro” e un “fuori” dalla TV. Questa è ipocrisia! Una persona è quello che è, sempre e dovunque. Se cambia a seconda delle circostanze può essere definita in un solo modo: opportunista.
Non puoi minimizzare o sorvolare sul tuo comportamento in video per avvalorare il senso di appartenenza a uno schieramento culturale alternativo.. Per quanto cerchi di giustificarti sei sempre nel torto.
Secondo la “Teoria del caos” esiste il cosiddetto “Butterfly effect” che sostiene che il minimo battito d’ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo. Si tratta ovviamente di una metafora, certo, la quale, però, nasconde una grande verità.
La farfalla sei tu Claudio, batti le ali e poi ti incazzi con l’uragano. Ma non si può fare così.
Non si può vendere le armi e poi fare le campagne contro la guerra, non si può affamare i paesi del terzo mondo e parallelamente promuovere azioni di solidarietà, non si può fare TV pessima e poi circuitare negli ambienti cosiddetti “culturali” per scagliarsi contro la TV spazzatura.
Questi atteggiamenti nascondono un’incapacità di fondo: l’incapacità di saper dire di no.
È difficile dire di no, perché ogni negazione fa perdere soldi.
Io mi sono un po’ stufato di quelli come te (e ce ne sono altri che sto aspettando al varco) che vogliono tenere il piede in due scarpe, e a tale proposito mi piacerebbe far tornare in auge una parola che ormai non si usa più e che è “coerenza”.
Coerenza! Coerenza! Coerenza!
Mai come in questo periodo confuso c’è bisogno di lei. La coerenza è scomparsa, oggi non c’è più.
D’altronde che coerenza vuoi che esista in un paese dove il Premier si schiera con la Chiesa per la famiglia e poi vive di festini in villa con tanto di puttanoni al seguito? Che coerenza vuoi che esista in un paese in cui il Premier, una volta colto sul fatto, può dichiarare “Non sono un santo” e il popolo lo perdona considerandolo una simpatica canaglia e un incorreggibile viveur?
Nella tua intervista hai detto anche che Crozza ricorda il Bagaglino quando fa il siparietto a Ballarò o a Crozza Italia con i politici presenti in sala.
Concordo.
La pensiamo allo stesso modo.
Ma subito dopo ti perdi in questioni di numeri, audience, statistiche…ma non parli mai di qualità? Non parli mai di emozione? Non parli mai di poesia? Perché allora non difendi il Grande Fratello, se è solo questione di cifre? È triste per me doverlo constatare, ma sei diventato un uomo perfettamente inserito nel sistema; quello stesso sistema che critichi quando non sei in TV.
Sul blog CineTv che riporta la notizia della tua “sparata”, una persona che usa come nick name “darth wanax” ha così commentato “Che volgare paraculo…certo detto da uno che conduce un programma di comici di terza scelta, in cui il massimo della “satira” era rappresentato da quello che ora fa Buona Domenica che gridava Attentato!...”
Lapidario, essenziale, definitivo.
Io non posso liquidarti così. Voglio ragionarci sopra. Tento di capirti.
Non posso essere così tranchant nei confronti di una persona a cui devo molto.
Ma non ti faccio sconti amico mio.
Sei in una posizione difficile da difendere. Ecco perché, lo ribadisco, il bel tacer….
Sinceramente, mi secca dover fare per l’ennesima volta la parte del rompicoglioni, ma non ce la faccio a stare zitto. Taccio da troppo tempo.
D’altra parte, chi dovrebbe fare questa opposizione? La critica? Aldo Grasso? Ah! Ah!
Aldo Grasso! Il critico che critica finché non salta sul carro dei vincitori! La grande mente (ma forse l’articolo dovrebbe essere messo al maschile) che, come recita pomposamente wikipedia, “dall'ottobre 1993 al settembre 1994 è stato direttore della programmazione radiofonica della RAI nella breve stagione detta dei Professori”…
Squillino le trombe! C’è Il Professore! Quello che se fa lui va tutto bene e se fanno gli altri non va mai bene un cazzo! No, no, grazie. Non abbiamo bisogno delle sue critiche generaliste e mai circostanziate. La critica è un diritto, ma la critica circostanziata è un dovere! Troppo spesso il docente esprime giudizi lapalissianamente dettati da antipatia viscerale se non da invidia.
Aldo Grasso? No grazie. È dai tempi della scuola che faccio volentieri a meno dei professori…
Caro Claudio, noi ci siamo frequentati tanto ma ci conosciamo poco, però:
- sai che io ho sempre sostenuto le mie idee anche quando andavano contro il volere dei “grandi capi”…
- sai che se non abbiamo messo le mutande rosse durante la diretta del capodanno ad Andalo nel 2000 è stato solo perchè il sottoscritto (seguito a ruota da Sergio Sgrilli) si è rifiutato di metterle…
- sai che io non ho mai partecipato ai balletti dei comici perché li ho sempre ritenuti una roba pessima (anche se so che trasformano la performance globale da “cabaret” a “varietà” con conseguente aumento di valore SIAE che finisce nelle tasche dei soliti noti)…
- sai anche che non ho voluto partecipare alla sigla “Salirò” di Daniele Silvestri perché la ritenevo una porcheria (e infatti lo stesso Daniele, dopo la prima messa in onda, si è defilato).
O almeno credo che tu lo sappia.
Se ti hanno raccontato altre versioni dei fatti sono balle.
Ho pagato per questo. Ho pagato in fatica e sofferenza, in tensione e sguardi obliqui, in mormorii e derisioni, però ho resistito finché ho voluto (non “potuto”) ma se non sono stato zitto allora mentre rischiavo ogni settimana il posto in trasmissione (perché “Zelig” - come direbbe l’amico Maurizio Milani -“amici – amici… bel gruppo… compagni – compagni… Cuba – Cuba… ma se dai fastidio o non funzioni vai a casa”…vedi, appunto, il sottoscritto e Alberto Patrucco)… se non sono stato zitto allora, dicevo, vuoi che non dica niente adesso nel sentire le stupidaggini che dichiari?
Capisco che devi/dovete difendere una posizione molto redditizia tentando di salvare il soldo e la faccia , ma quello che hai detto è pesante e soprattutto – mi spiace dirtelo ma è così - viene da un pulpito che ha perso ogni credibilità nel settore in questione (la satira), e io non sopporto più – in qualità di pubblico e di addetto ai lavori – di sentirmi preso per i fondelli né da te né dalle persone con cui collabori costantemente.
Non riesco più a tollerare la vostra supponenza.
Sapete chi mi ricordate? Mi ricordate gli ex compagni del PD, senza identità, senza anima e con addosso la paura e il timore di affrontare ragionamenti che vadano oltre la conservazione dello status attuale.
Voi non elaborate mai soluzioni alternative (difficili tra l’altro da trovare) ma vi limitate alla gestione dell’esistente, inventandovi una categoria di artisti incapaci e farlocchi.
Sono finiti i tempi in cui pescavate nel mercato reale, adesso costruite soldatini in collaborazione con la pletora di pseudo autori (per lo più artisti falliti) e di yes men che vi circonda.
Eppure la carica dello Zelig degli anni ottanta era ben diversa, e il primo Zelig TV aveva dato risultati ottimi senza nani, senza ballerine, senza ostentamento di culi e tette…certo, non stavamo facendo Shakespeare o Pirandello, ma c’era una dignità imberbe che meritava di essere coltivata e una professionalità che poche altre trasmissioni hanno avuto. Quello avrebbe dovuto essere il primo passo, era solo la messa a fuoco del giusto compromesso, da lì saremmo dovuti partire per innalzare e migliorare il livello della proposta.
Invece è successo il contrario.
Il soldo berlusconiano vi ha incantati e bloccati.
Vi ho osservati nella vostra degenerazione, ho cercato di mettervi in guardia, ho vissuto tutta la storia di Zelig dalle origini a oggi, ho amato il progetto che avete tradito, ho visto la vostra trasformazione.
Tu lo sai (anche se non lo ammetterai mai) che ho detto una cosa vera quando l’anno scorso ho dichiarato che l’ottanta per cento dei comici presenti oggi sul palco di Zelig negli anni ottanta non avrebbe messo nemmeno un piede dentro il locale; mi ricordo come venivano considerati gli amici del Gomitolo, Carletto Bianchessi, Gigi Rosa, De Marchi, Eugenio Kiokki, Marino Guidi, Antonio Cota, Renato Converso…tutta gente a cui la nuova generazione di polli di allevamento che costruite nei vostri laboratori non è degna neppure di sciogliere un laccio dei sandali.
Quella fu una mia reazione a una sparata analoga alla tua da parte di Gino e Michele sul Corriere della Sera
quando, in un’intervista rilasciata nei primi giorni del gennaio 2008 parlarono della “satira-che-non-c’è-più”.
La notizia del mio sfogo fu riportata sul TG COM e sul Televideo di Mediaset in data 9 gennaio 2008.
--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

9 Gennaio 2008
Oreglio il nostalgico
"Zelig non è più quello di una volta"
Flavio Oreglio, il comico catartico lanciato dalla trasmissione Zelig è in vena di nostalgia. "Lo Zelig di oggi - ha detto - è un contenitore dalla storia gloriosa, ma non è più quello di una volta". Secondo il cabarettista infatti, la maggiorparte dei personaggi proposti dal programma di Canale 5 non avrebbero mai messo piede nello storico locale degli anni Ottanta. "C'è differenza - ha aggiunto Oreglio - tra le prime edizioni e quella di oggi".
"Amo lo Zelig, sono legato alla sua storia dagli anni Ottanta e rispetto le decisioni di chi lo dirige - ha detto Flavio Oreglio presentando il suo spettacolo "Non è stato facile cadere così in basso". Ma lo spettacolo di oggi non lo convince: "Il 70-80% dei personaggi che adesso si esibiscono allo Zelig, nel locale cult di Milano non avrebbero neppure messo piede".
Non si tratta di supponenza però, il comico catartico è più che altro nostalgico: Zelig lo ha lanciato e per tre volte è salito sul palcoscenico di quella che è una delle trasmissioni più viste del piccolo schermo e che ora, col passare del tempo, è inevitabilmente cambiata.

--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Questo a dimostrare che il mio atteggiamento critico non nasce oggi ma ha radici profonde (coerenza appunto!).
Ma torniamo a noi, per avviarci alla conclusione.
Dici che leggerai i testi di Gaber quest’inverno allo Strelher….un modo come un altro per rifarti una verginità.
Ma a proposito di Gaber…lui diceva che esistono due tipi di artisti, quelli che vogliono passare alla storia e quelli che vogliono passare alla cassa. Non si può passare alla storia passando dalla cassa.
Quando leggerai i testi di Gaber credo che Giorgio girerà la faccia dall’altra parte.
Chieditelo, cosa avrebbe pensato lui della tua trasmissione?
Caro Claudio, sei in preda a un conflitto di interessi non indifferente.
Non puoi fare TV in questo modo e poi andare allo Strelher a presentare “I bambini sono di sinistra” ( anche perché, tra l’altro, i bambini sono di destra: riflettici, se ci sono due parole che i bambini usano spesso, queste sono “io” e “mio” e non mi sembrano propriamente mancine…).
Non puoi fare l’alternativo del teatro comico/satirico e poi proporre al cinema “Natale a New York”!
Non puoi cassare gli artisti bravi e dire che la satira non c’è più….
Continua a fare Zelig così, te l’ho già detto, è un tuo diritto ed è lecito… soltanto ti prego di risparmiarci la tua prosopopea e le tue sentenze sul mondo della satira che ti apparteneva e che hai tradito. Ma soprattutto avvisa l’ufficio stampa, Gino e Michele e il direttore artistico Giancarlo Bozzo che la smettano di cercare di far passare Alvaro Vitali per Dario Fo.
Sia chiaro: nessuna censura. Qui si che non c’è e non ci deve essere. Sia Alvaro che Dario hanno diritto di fare quello che fanno. Ma uno non vale l’altro. I settori sono ben distinti. Proponiamo pure qualsiasi cosa e lasciamo che sia il pubblico a scegliere – come mi hai detto a Rovigo - ma - e questo te lo dico io adesso - non cerchiamo di fare passare la merda per cioccolata. La vostra filosofia di spettacolo regge solo perché siete in televisione. Fuori la vita e il palco sono un’altra cosa, gli artisti non si costruiscono a tavolino e non si improvvisano in pochi mesi. Occorrono anni di studio, di allenamento e di sperimentazione.
Questo è quello che dovreste dire ai giovani che approcciano al nostro mestiere e non introdurli in una sorta di reality show della comicità.
Il settore dello spettacolo deve essere rifondato e deve soprattutto ritrovare le sue radici, la sua logica, la sua dignità e la sua ragione d’essere, ma la via, mi dispiace, (se le cose non cambiano e vanno avanti così), non passa più da Zelig. La soluzione va cercata altrove, in quell’altrove dove la censura veramente non c’è e dove la libera espressione è elemento imprescindibile per una reale crescita e una vera selezione naturale di chi vive e respira il palco nella piena coscienza di sè e della propria unica modalità espressiva.
In caso contrario si costruisce solo una generazione di infelici che poi cercheranno di sopravvivere ad ogni costo, ma abbandonati a se stessi non sapranno nemmeno da che parte cominciare.
Un abbraccio katartiko.
Flavio Oreglio